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Il tempo è tiranno

L’estate finisce e le morte stagioni resuscitano. Passa il tempo come è passa l’uva, come passa la bellezza… è passato il bus?
L’estate ormai è finita e, a farla finita, sembrano essere ormai in tanti. Si riprende il ritmo precedente al mese calmo di Agosto. Le vie riprendono ad essere affollate e ci chiediamo come mai tutta quella gente sia con noi a quell’ora, facendoci perdere ore nel traffico, quando sarebbe ora di starsene a casa. Eppure sono gli stessi che si dedicano alle “Partenze intelligenti” dandosi involontari appuntamenti in tangenziale agli orari più disparati, facendo tutti quanti la figura degli stupidi. Non che si mettano davvero d’accordo, ma guardano tutti il telegiornale e arrivano tutti alla medesima conclusione, che diventa dall’essere la migliore delle ipotesi, all’essere il più nefasto dei possibili scenari. Ma il traffico, è come stare in fila alla posta, dobbiamo farcene una ragione, come dobbiamo farci una ragione del tempo che passa. Passa sprecato, investito o semplicemente inutilizzato. Fatto stà che prima o poi passa per tutti, fino a veder comparire il primo capello bianco o la prima ruga, o peggio ancora, le zampe di gallina ai lati degli occhi. È proprio questo il momento in cui vediamo i prodotti di figli di epoche passate. I figli, o le figlie, o i figli dei figli di una generazione che dal ’68 ha fatto di tutto per togliersi il reggipetto, che si mettono fastidiosissime impalcature push up. Tutta quella finta abbondanza fa invidia alle madri, all’epoca loro non c’era nulla di tutto questo. Ed ecco che i più insicuri ci cascano: si lasciano al ritocchino, facendosi silicoglionare dal chirurgo di turno, abbondando col botox o le iniezioni di collagene. Prendendo spunto da quello che vedono, o da quello che immaginano. Spesso è proprio quello che si vede nella TV-verità che spinge chi vive la realtà ad abbandonarsi alla teatralità di un paio di tette prorompenti o due labbra che abbondano di materiale di riporto… riportato da chi? Non si sa. E non si sa nemmeno che vantaggio porti. Oppure ometti mezzi calvi col riporto, che sognano di essere riportati ai tempi della loro gioventù, quando nessuno ti diceva nulla se facevi tardi la sera, bastava solo che qualcuno ti riportasse a casa da ubriaco. Mentre adesso, se hai più di quarant’anni e giri per locali, l’istinto di chi ti vede è quello di riportarti in un sarcofago al museo.
Il mondo è più veloce e, a quarantanni sei vecchio per tutto, tranne per fare quello che facevi prima di renderti conto di aver compiuto quarant’anni. E, dopo che te ne sei reso conto, continui a farlo perché hai paura di perdere tempo. A quarant’anni sei troppo vecchio per fare esperienza e troppo giovane per farne fare a qualcuno. È veramente un’età fastidiosa. Chi ha dieci anni più di te ti chiama “ragazzo” e chi ne ha dieci meno di te si immagina quanto sarà brutto quando avrà la tua età. “Non voglio finire così quando avrò quarant’anni!” Per fortuna ci sono anche i lati positivi del tempo che passa… come arriva l’inverno torna l’estate, va via il traffico dalle città e si sposta al mare… eccoci qui. Silicoglionati, a mostrare come combattiamo il tempo che passa dopo aver passato tempo per riuscire a passare la prova costume… su di una spiaggia affollata dalle persone che sei mesi prima affollavano la tangenziale… che palle.
Ma tenete duro… passa tutto!
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