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Razzismo ed eufemismi

Non sono abbronzato, sono moro. Che poi moro è un modo di dire datato, lo diceva Shakespeare, “Il moro di Venezia”, oggi moro non si dice più, oggi si dice negro. Anzi, nemmeno negro, non è politicamente corretto. Oggi si dice “afro americano”, oppure “abbronzato”, “Kunta Kinte” anzi più che Kunta Kinte un Kunta Niente, “di colore”, come se al posto di gatto nero uno dovesse dire “gatto di colore”, è una stronzata! Non funziona. “Negro” è molto meglio. D’altronde è il destino del politicamente corretto, prende una cosa che funziona e non la fa funzionare. “Biancaneve e i sette nani”, nano è un termine che sa di handicap, di emarginazione. Il politicamente corretto vede come si può dire nano senza offendere i nani. Che cosa non può fare un nano? La prima cosa che mi viene in mente è che non può giocare a basket. Ecco, “Biancaneve e i sette nani” in politicamente corretto si dirà: “Biancaneve e i sette inidonei al basket”. Così per i sordi si dice audiolesi, per i ciechi videolesi, non ho mai capito chi sono i tirolesi. Comunque io sono negro, mulatto, meticcio, mezzobianco, mezzonegro, non lo sono diventato, lo ero sin da piccolo. Tranquilli non è contagioso (è vero, a volte ci trattano coi guanti, anche se gli unici negri che ho visto trattare coi guanti avevano la lebbra). La cosa non mi crea nessun problema, il problema è tutto vostro, io mica mi vedo, per quello che ne so potrei anche essere albino. Invece a Beethoven, nessuno gli ha mai detto che era sordo, così lui ha sempre creduto di essere un pittore. Tornando a me, il colore della mia pelle non mi ha mai creato nessun problema. Faccio la mia vita, lavoro a contatto col pubblico e guadagno anche bene. Però nei periodi di magra mica sto con le mani in mano, suono la fisarmonica sulla metropolitana. Ma non è facile, perché le tratte più redditizie sono già appaltate. La San Giovanni-Flaminio ce l’hanno i croati, la Termini-Piramide i serbi, la Policlinico-Rebibbia i bosniaci. Io faccio i depositi di notte, non si guadagna gran che, però nessuno mi dice che rompo i coglioni. E poi finiamola con ‘sta storia della destra razzista. Hanno accusato Borghezio di essere razzista, e lui ha reagito, ha detto che non è vero, che lui si è fatto un sacco di negre. Lo hanno accusato di odiare i meridionali, e lui ha detto che non è vero, che ha un sacco di amici a Piacenza. Per non parlare di Ignazio La Russa, che addirittura aveva un parente ad Auschwitz. Stava su una torretta.

 

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