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art a part of cult(ure), recensione di “Non sono abbronzato…”

Pubblicato il 19 marzo 2013, da in editoriali, news.

Io ho un sogno, che i miei quattro figli piccoli vivranno un giorno in una nazione nella quale non saranno giudicati per il colore della loro pelle, ma per le qualità del loro carattere. Ho un sogno, oggi!

Era il 28 agosto del 1963 quando Martin Luther King, pronunciò il suo celeberrimo discorso davanti al Lincoln Memorial di Washington al termine di una marcia di protesta per i diritti civili.

Da quel giorno sono passati 50 anni eppure, nonostante gli innumerevoli traguardi superati (con l’elezione di Obama simbolo della vittoria più grande) ancora oggi non si riesce a raggiungere quell’effettiva uguaglianza di tutta l’umanità, senza distinzione di razza, lingua, sesso e religione.

Consapevole di questo, Salvatore Marino, attore poliedrico allievo del grande maestro Gigi Proietti, porta in scena “Non sono abbronzato! Qui lo dico e qui lo neg(r)o”, in questi giorni al Teatro Tirso de Molina, a Roma, recital che lo chiama personalmente in causa.

Figlio di madre eritrea e di padre italiano, Salvatore Marino, in questo spettacolo, affronta, con un’ ironia tremendamente “amara”, il tema dell’ inserimento sociale di un extracomunitario e la difficile convivenza di un “migrante” in una società ancora troppo ostile all’integrazione, nonostante una globalizzazione (apparente) che il nostro Paese vanta.

Ecco quindi che appena appare in scena inizia a giocare sul colore della sua pelle e sulla sua infanzia in Italia, prendendo spunto da alcune esperienze personali rievocate con un sarcastico gioco di parole e sdrammatizzando temi importanti. “E’ meglio dire “nero” o “di colore”? Meglio dire “nero”, altrimenti dovremmo chiamare il gatto nero “gatto di colore”. “La mancanza di lavoro spinge molti immigrati a vendere accendini ai semafori, anche se i semafori non fumano”.

Nell’arco di tutto lo show, Salvatore Marino racconta con una recitazione toccante, ma senza mai cadere nel patetico e nel retorico, i tristi pregiudizi con cui un immigrato si scontra quotidianamente, anche quando il finto moralismo di una società moderna vuole prevalere.

Un fiume in piena in cui alterna momenti in cui interpreta altri personaggi (dal lavavetri al giornalista) ad altri in cui veste i panni di se stesso, coinvolgendo il pubblico in sala con risate e, a tratti, silenziose riflessioni, mentre un pianoforte, suonato dal maestro Alessandro Greggia, lo accompagna nel suo lungo monologo e lo supporta eseguendo canzoni e sigle di telegiornali.

Uno spettacolo che fa divertire, ma anche riflettere perché, tra una battuta e l’altra, emerge tutta la discriminazione che ruota intorno a questo problema e quando il sipario cala sulla scena, resta quella sensazione di amaro in bocca.

Il risultato che viene fuori è quello di un’Italia intollerante e mentalmente ancora troppo arretrata e la speranza di Salvatore Marino è che, al di là della risata, il pubblico in sala si fermi un attimo a riflettere su questa società con troppi pregiudizi. Forse è giunto il momento che il Sogno, per cui tanto si è battuto Martin Luther King,  si concretizzi in realtà.

A Roma dal 6 al 24 Marzo
al Teatro Tirso de Molina
Via Tirso 89 (P.zza Buenos Aires)

Orari Spettacolo
Lunedì e Martedì: Riposo
Mercoledì, Giovedì e Venerdì: ore 21.00
Sabato 23 doppio spettacolo: ore 17.30 e ore 21.00
Domenica: ore 17.30

 

Fonte dell’articolo : http://www.artapartofculture.net/2013/03/18/qui-lo-dico-e-qui-lo-negro-litalia-di-salvatore-marino/

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2 Risposte

  1. Come sempre e più di sempre un Grandissimo Salvatore Marino!
    Poliedrico Attore, da anni cavalca con serietà e successo i Teatri di tutta Italia, ogni anno sempre con maggior successo!
    Grazie Salvatore per l’emozioni che ci regali!!!

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