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Il diritto di cittadinanza

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Le leggi sul diritto di cittadinanza dei paesi europei, alla luce di dettagliate e approfondite comparazioni, sono abbastanza variegate tra loro, in sostanza un vero e proprio ginepraio, quindi risparmiamoci i particolari, tagliamo corto e veniamo al sodo. Il vero problema non è il diritto di cittadinanza, ma il diritto alla dignità della persona. Badate, quello stesso diritto che ci è riconosciuto in natura, cioè, il diritto alla dignità che l’esistenza stessa impone a ogni essere umano affinché sopravviva secondo i dettami di madre terra. Ebbene tale dignità, nelle stratificazioni sociali organizzate, è sacrificata al tornaconto di gruppi di potere costituito che legiferano esclusivamente a favore dei propri particolari interessi. Un potere invisibile, edulcorato e mercificato attraverso la persuasione occulta per adescare il cittadino al mercato dell’inutile: la réclame, il carosello della felicità, il “venghino signori venghino”. Basta lanciare il modello di riferimento e il gioco è fatto, tutti c’immedesimiamo in quel modello e non desideriamo altro che quello.
A questo proposito lancio una sfida: trovatemi una réclame in cui ci sia un nero (non Fiona May), ma un nero normale, un giallo, un colorato qualsiasi, un extracomunitario integrato che reclamizzi un prodotto. Trovatene uno, qualora ci fosse sarebbe comunque una mosca bianca, anzi nera. I consigli per gli acquisti raccontano una società senza contaminazioni etniche, affrancata da meticciati. E’ vero, ci sono fanciulle nere avvenenti, la bellezza non subisce discriminazioni, manco a dirlo, ma per gli uomini il clichè è obbligatorio, nelle pubblicità i neri sono: o autisti, o atleti o camerieri, tutta roba di fatica e bassa manovalanza. Nell’immaginario collettivo il nero o è ricco sfondato o è solo sfondato. Ma nel mezzo chi ci sta? Quello mezzo ricco o quello mezzo sfondato? Non te lo fanno sapere. Per la pubblicità l’extracomunitario non viaggia? Non compra un’automobile? Ma poi quando gliela fanno fare la pubblicità è solo per prenderlo per il culo. Vi ricordate la squadra di BOB Jamaicana che fatti sconvolti guidano il Doblò della Fiat perdendosi per strada quello che ha fumato di più? Questo è il modello del ceto medio nero? Uno strafatto e tumefatto, che la patente, due minuti dopo che l’ha comprata coi soldi della fede della madre, gliela ritirano per eccesso di tetracannabinolo e coglionaggine?
Guardiamo in faccia la realtà: se da una parte mi fai vedere Mediolanum con i suoi clienti costantemente connessi in home banking, allora dall’altra, fammi vedere la Western Union, la banca degli extracomunitari, piena zeppa di gente per la quale conto corrente significa che i soldi li vede solo correre! Una ragioniera del Ghana l’intestino come ce l’ha? Regolare? Non gli serve un aiutino, un po’ di “bifidus regularis” gli farà male? Un farmacista pakistano in pausa pranzo, una Simmenthal “Bedda Magra” non se la mangia? A un eritreo il telefonino non fa comodo? Come comunica con i parenti che stanno all’altro capo del mondo? Col gommone? Chiede il passaparola agli scafisti di Lampedusa? Non sarà un po’ scomodo arrivare fino a Lampedusa?
La pubblicità inganna, fa vedere quello che non c’è, e nasconde quello che c’è. I figli degli immigrati nati in Italia, per lo Stato, la Chiesa e le Istituzioni sono invisibili. L’idea che un italiano sia mussulmano, nero e mangi speziato, non si concilia con nessun articolo della nostra Costituzione? No! Da 0 a 18 anni no. Almeno Benetton andava da 0 a 12! Quanti di noi sanno che i figli degli immigrati nati in Italia, non hanno diritto alla cittadinanza se non dopo i 18 anni? E non è detto neanche, compiuti i 18, che questo diritto sia garantito. Nati, cresciuti, educati in Italia, cultura italiana, parlano italiano,  studiano italiano, mangiano italiano, abitano nella porta di fronte eppure sono considerati cittadini di un altro continente. Come è possibile, nella nazione della Santa Romana Chiesa, che nessuno si levi in difesa del diritto più importante e sacrosanto che è quello della vita? Eppure siamo un popolo di poeti, navigatori e trasmigratori, trattati a pesci in faccia in tutti e cinque i continenti. Tutto questo non è servito a niente? Quando segna Balotelli con la squadra del cuore il campanilismo nazionalistico va a puttane! E’ sempre il modello, purché sia vincente. Il fatto è che per uno che vince, perdono tutti gli altri.

Date un’occhiata: il diritto di cittadinanza per i figli degl’immigrati.

Foto di Settimio Benedusi: il Quarto Stato – Santo Domingo
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